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Cronaca
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12/11/2009
Il Coinres è un mostro che rischia di fagocitare persone ed enti locali. Roba da decine di milioni di euro. Resta oscuro il capitolo delle responsabilità.
I nostri soldi nel buco nero Coinres, colpa di tutti o di nessuno?

Si salvi chi può. È la parola d’ordine nella faccenda rifiuti. I più attivi di tutti, almeno sul piano mediatico, sono i sindaci dei 22 comuni del consorzio. Quelli che, insieme agli altri della provincia, hanno recentemente fatto un quarantotto alla Regione: sit-in, proteste, lettere inviate a destra e a manca, Sciortino che minaccia di consegnare la fascia tricolore e tante cose del genere. Interviste, microfoni, proclami, dichiarazioni di intenti e facce stanche e esasperate. Sabato scorso il sindaco di Bagheria dettava la linea: “Io faccio quello che posso fare – diceva, anche piuttosto nervoso - ovvero sollecitare i vertici regionali”. È vero. Arrivati a questo punto, l’unica “soluzione” a questa emergenza può essere trovata dalle istituzioni “superiori”, ossia Regione e Governo nazionale. Però qua il problema, di cui nessuno parla, è anche un altro. Di chi è la colpa di tutto questo?
La pagheremo cara. Il fatto è che hanno creato un mostro. E più se ne sa, più fa paura. Più ci si addentra, e più ringhia e appare pericoloso. Non è un modo di dire o una forzatura giornalistica, il Coinres è un gigantesco buco nero che sta fagocitando milioni e milioni di risorse. Una cifra spaventosa di fondi pubblici - le tasse dei cittadini - finiti in un pozzo senza fondo. Ma la portata del disastro non è ancora chiara.
Prendiamo in esame, per esempio, i costi di discarica. Praticamente, il Coinres finora ha sempre conferito i rifiuti in discarica senza pagare. Il debito ha raggiunto quota 26 milioni di euro. Non per niente l’Amia ha appena richiuso Bellolampo, che – detto en passant – ha tariffe salatissime, spropositate. Bene, proprio questi 26 milioni di euro si trovano al centro di una grottesca disputa tra i comuni e i dirigenti del consorzio. Nessuno li vuol pagare. ll consorzio dice che sono costi che i comuni devono sostenere “a parte”, in aggiunzione alle somme che trasferiscono annualmente al Coinres (4 milioni e 200mila euro nel caso del comune di Bagheria). Di contro, i comuni dicono che sono spese che spettano al consorzio. Che deve sostenerle, cioè, soltanto con le somme derivanti dai loro trasferimenti. Alla base c’è un’ambiguità di interpretazione nel contratto di servizio, stipulato nel 2005, su cui pendono vari contenziosi che verranno portati a termine chissà quando. Ma qualcuno, prima o poi, dovrà pagare. Ecco il punto.
Se i contenziosi daranno ragione ai dirigenti del consorzio, i comuni si troveranno a fare fronte ad una spesa gravosissima. Bagheria, un terzo delle quote azionarie del Coinres, dovrà sobbarcarsi una spesa di più di otto milioni di euro. Una somma spaventosa per le casse comunali. Ma anche per gli altri comuni sarà una mazzata, che – non è esagerato ipotizzarlo - potrebbe portare molti bilanci sull’orlo del dissesto finanziario.
E se vincono i comuni? E qui si sfiora l’assurdo. Se la spesa dei 26 milioni di euro della discarica dovesse essere appioppata al Coinres, quest’ultimo imploderebbe su se stesso. Spieghiamoci. Il Coinres, in quanto appunto consorzio di comuni, attualmente non ha entrate proprie, e dipende totalmente dai trasferimenti dai comuni. Bene, le somme che i comuni trasferiscono bastano a malapena a coprire le spese degli stipendi. Avete capito bene. “Secondo il contratto di servizio – spiega Bartolo di Salvo, consigliere provinciale Udc – i comuni dovrebbero trasferire al Coinres circa 21 milioni di euro l’anno. Ma il Coinres spende più di 22 milioni di euro l’anno soltanto per pagare gli stipendi ai 540 operai! Una media di 3.000 euro lordi al mese, per quattordici mensilità, per 540 operai. Il totale fa più di 22 milioni di euro. Ed ecco che le casse del consorzio sono già esaurite”. Oltre agli stipendi, ci sono pure i noli dei mezzi, più di 10 milioni di euro l’anno. E se si aggiungono anche i 26 milioni di euro della discarica? La catastrofe. Eh già, perché – riforma o non riforma – qualcuno li dovrà pur pagare questi debiti. Anche se il Coinres verrà sciolto in un Ato più grande, come previsto da diverse bozze di riforme rifiuti presentate all’Ars. O se l’Ato rimarrà di questa portata, con 22 comuni. Non cambia niente, i creditori non dimenticano. Dunque, in un futuro prossimo, o i comuni prenderanno una durissima batosta, oppure l’Ato dovrà prendere dei provvedimenti. E quali? Comprare mezzi invece di noleggiarli? Utile, ma non basterebbe. Tagliare il personale? Difficile, e di certo non risolutivo. E allora cosa? L’unica è aumentare le somme richieste ai comuni. Oppure, nel caso di nuovi (difficili) aiuti finanziari da parte della Regione, è molto improbabile che il governo Lombardo dia soldi “a pioggia”. Li decurterà dai trasferimenti ai comuni, come ha già fatto in passato. Dunque, gira e rigira, i costi di questo disastro graveranno in ogni modo sui comuni. In pratica, è un maledetto serpente che si morde la coda. E il sedere dei poveri contribuenti.
Pagare due volte per un servizio che non c´è. Sono tanti, tantissimi soldi, milioni e milioni di euro, quelli finiti nel buco nero Coinres. Facciamo un altro esempio. Tutte queste “ditte esterne” che sono state assoldate in fretta e furia da molti comuni per sostituire il servizio che il Coinres non riesce più a garantire. Chi le paga? Il comune, ovvio, sottraendo risorse ad altri settori fondamentali dell’amministrazione, come le politiche sociali, la manutenzione stradale e così via. Ma i sindaci, per esempio quelli di Bagheria e Santa Flavia, hanno subito messo le mani avanti: “Tranquilli – hanno dichiarato – le somme che utilizzeremo per pagare i privati verranno rendicontate e poi decurtate dai trasferimenti al Coinres”. Cioè, se prima Bagheria versava 6 milioni al Coinres, però nel frattempo ha trasferito un milione alla ditta privata, la prossima volta darà al Coinres 5 milioni invece che 6. Peccato che la cosa non è così automatica. Tutt’altro. Per effettuare realmente questa operazione bisogna aprire un contenzioso – davanti ad un arbitro o un giudice – nel quali le due controparti, comuni e Coinres, dimostrino le proprie ragioni. Perché è vero che il consorzio non ha garantito il servizio, e che quindi il comune è stato costretto a ricorrere a mezzi alternativi. Ma il Coinres potrebbe anche dimostrare che “non gli è stato permesso di effettuare il servizio”, affermando per esempio che i comuni non hanno trasferito le somme previste, o che hanno tardato nei trasferimenti. In questo caso ogni Comune dovrebbe di fatto pagare il servizio due volte. Soldi al Coinres e soldi alle ditte private. Olè. ” È la storia del lattaio – spiega l’assessore al bilancio di Bagheria, Nino Mineo – io posso accusarlo perché non mi ha portato il latte. Ma se lui riesce a dimostrare che non me l’ha portato perché c’era il citofono rotto, beh, allora ha ragione lui”.
E qui tocchiamo un punto fondamentale. La colpa è del Consorzio, che non effettua adeguatamente il servizio rifiuti, o dei comuni, che non gliel’hanno permesso? C’è il disastro, ci chiedevamo, ma le responsabilità? Da due anni a questa parte, lo chiediamo e richiediamo ai diretti interessati. I sindaci, che del Coinres occupano assemblea dei soci e Cda, composto dai primi cittadini di Casteldaccia, Baucina e Castronovo di Sicilia. Quest’ultimo, Vitale Gattuso, presidente. Poi tecnici e funzionari del consorzio stesso, a cominciare dal direttore generale Riccardo In cagnone. Il risultato è uno scaricabarile perfetto. La colpa è sempre degli altri. Dunque qualcuno mente. Oppure mentono tutti, almeno in parte.
Gli stregoni dello scaricabarile. Dopo le ultime levate di scudi a Palazzo D’Orleans, i sindaci riempiono le redazioni di comunicati e dichiarazioni. Forse vogliono rifarsi la faccia. Ora gridano “fuori dal Coinres”! come volessero tirarsi fuori dalla melma così, a buon mercato. Negli uffici consortili di Bolognetta arrivano numerose lettere di diffida, mentre Sciortino – tanto per fare un esempio – giura a TeleOne che non verserà più un euro al Coinres e che farà di tutto per uscirne. Davanti a questa strana “sommossa” dei primi cittadini – parte integrante, costitutiva, del consorzio alla deriva – la direzione tecnica di Bolognetta difende la propria linea, senza clamori né annunci alla stampa.
In una lettera all’agenzia regionale dei rifiuti, datata giovedì 6 novembre, ribadisce la tesi che ha sempre sostenuto, fin dalle prime emergenze rifiuti. Spiega che la “pressoché totale impossibilità da parte del consorzio di potere assicurare il benché minimo servizio previsto nei contratti” è dovuta ad una serie di motivi, tra cui soprattutto il “mancato e/o ritardato trasferimento da parte dei comuni” che così facendo “non adempiono all’art. 12 del contratto di servizio”. Poi “la mancata approvazione della programmazione tecnica ed economica previsti dall’art. 35” (l’ultimo bilancio approvato dall’assemblea è il consuntivo 2006, primo anno di vita del consorzio. Poi, il nulla ndr) che “ha impedito l’attuazione di alcuna programmazione”, costringendo quindi il Coinres “ad una continua gestione del servizio in condizioni di emergenza”. Non c’è stata situazione peggiore, scrivono i tecnici del consorzio, come quella attuale. Con il “pignoramento delle casse”, c’è ormai la “assoluta indisponibilità della benchè minima risorsa economica”. In un contesto del genere “anche la minima spesa non è più consentita”. Così il grosso degli operai, senza nessuna “garanzia per il loro futuro lavorativo”, non può svolgere il proprio lavoro perché è ormai impossibile acquistare i “dispositivi di sicurezza individuale”, ovvero tute, guanti e via dicendo.
Nessun accenno – però - alle assunzioni che hanno portato allo scandalo scoppiato a fine 2007, quando si scoprirono numerosi – troppi - parenti e amici di politici locali negli elenchi degli ultimi assunti tramite l’agenzia interinale Temporary. Forse perché qui le responsabilità sono davvero di tutti. Dei sindaci che, dicono in molti, hanno fatto le “segnalazioni” (tutto ancora da verificare in sede giudiziaria ndr) ma anche dei funzionari consortili che hanno firmato atti e delibere.
Ma, in una situazione del genere, ci sarà tempo per parlare delle responsabilità. È una nave che affonda e che lascia spazio a scenari da brividi. Gli inquirenti indagano e già molte persone sono state ascoltate. Ma non è detto che si arrivi a niente. E intanto attorno c’è il fuggi fuggi, il si salvi chi può. Chi affonderà insieme alla nave? Chi riuscirà a salvarsi? L’impressione è che i primi a cadere a picco, e a non risalire più, troppo deboli e indifesi per trarsi in salvo, siano proprio i cittadini. Poveretti. Tutti in fondo ad un abisso di scelleratezza e immondizia.
Nino Fricano
da 90011.it
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